Franco Giannini

Il Presidente amministratore

Ardenzino purosangue Franco Giannini Classe 1929, è fra i protagonisti dell’ambiente remiero ormai da più di vent’anni ed è conosciuto sia come il “presidente amministratore” sia per aver retto, per sette anni, le sorti del Comitato del Palio Marinaro. «E pensare che ho cominciato quasi per caso, nel 1982, e solo perché sono sempre stato un appassionato di sport pur non avendo mai vogato. Mi chiesero di dare una mano alla cantina di Ardenza, soprattutto dal lato amministrativo. In quella stagione il dieci rosso-verde arrivò terzo nella Coppa Risi’atori nella Barontini, ma l’anno dopo mi fece davvero un grosso regalo».

Con Giorgio Sonetti al suo nono anno al timone del 10 Ardenza vinse, davanti al Borgo Cappuccini, il Palio. Quando è entrato nel Comitato del Palio? «Nel 1991 l’assessore allo sport Antonio Bertelli mi convinse ad assumermi la responsabilità del Comitato del Palio Marinaro in sostituzione del dimissionario Enzo Andorlini. Ne diventai anche l’amministratore».

A parte i problemi dell’Ardenza lei aveva ben altri oneri e problemi? «E’ proprio vero. Da quando sono andato in pensione, il mondo del remo è diventato davvero il mio secondo lavoro. Nei sette anni di permanenza ho avuto buoni rapporti con cinque assessori: dopo Bertelli è arrivata Laura Bandini, con cui ho avuto un notevole feeling perché lei era una vera appassionata delle gare remiere e ci credeva, poi, Bondi, l’avvocato Alberto Uccelli e infine Vezio Benetti».

Ha lasciato perché la collaborazione non funzionava più?«Qualcuno dice che ho rinunciato per incomprensioni con il nuovo assessore, ma non è vero visto che sono rimasto per un anno a fargli da vice-presidente in modo da permettergli di rendersi conto di come funzionavano le gare remiere e di rodarsi. In realtà sono stati altri motivi che mi hanno indotto a tornarmene in seno all’Ardenza. Ho sempre avuto buoni rapporti con tutti, ma per la mia gestione amministrativa pretendevo non solo la trasparenza, ma anche la risonanza magnetica. A mio parere il Palio veniva pubblicizzato poco e male al di fuori dei confini cittadini».

«A Roma, alla direzione nazionale delle lotterie, mi avevano dato buone speranze di poter inserire il Palio, abbinato ad una manifestazione di Asti, nel calendario delle lotterie anche perché, svolgendosi di luglio, non andava a incidere su quelle già programmate. Avrebbe voluto dire introitare delle somme considerevoli per risolvere i mille problemi delle cantine e rilanciare la stagione remiera livornese. Qualcuno però preferì non formalizzare ufficialmente la proposta e il progetto finì nel cassetto ed io presentai, nelle primavera del 1996, la lettera di dimissioni. Me ne andai, in realtà, l’anno dopo e accettai di tornare all’Ardenza come presidente».

Lei ha detto di essere un appassionato, ma se non ha mai vogato quali sport ha praticato? «Ho giocato a calcio, alla fine degli anni quaranta, per quattro o cinque anni. In promozione con l’Ardenza e poi con il Labrone. Ma mi piacciono altre discipline, tipo l‘atletica leggera e il basket. La passione per l’atletica, tanto da essere ancora vice-presidente del Comitato Maratona, la devo ad un amico fraterno, quel Marcello Dani che fu campione italiano sugli 800 metri nell’immediato dopoguerra. Anche il basket mi piace e ho l’abbonamento al Palazzetto». Ma Franco Giannini è impegnato anche nel sociale? «E’ vero, oltre ad essere uno dei soci fondatori, sono ancora sindaco revisore del Centro Sociale intitolato al cantante Luciano Virgili».

Torniamo ai remi, quanto serve per fare una stagione remiera? «Valuto che occorrano, limitandosi al minimo indispensabile, un minimo di 15 mila Euro (ma già se o sette anni fa ne occorrevano circa il doppio per poter entrare nell’Olimpo del remo). Gli atleti che disputano il Palio io li chiamo professionisti non stipendiati e quindi mi sembra giusto concedere un minimo di rimborso spese per il sacrificio a chi viene ad allenarsi con noi trascurando la famiglia o altri divertimenti. Per fortuna abbiamo uno sponsor la SO.GE.SE. Ma contiamo molto su contributo dei circa 50 soci sostenitori che abbiamo. E’ l’unica entrata sicura. Ogni anno si fa sempre più fatica a far quadrare i bilanci, non è possibile andare avanti così. Direi che una buona formula è quella di far largo ai giovani di cui ci si limita sempre e solo a parlare».

«Poi ci vogliono regolamenti chiari e da cui non si possa derogare. Troppe, invece, sono le pressioni delle cantine che vogliono farsi regole a loro uso e consumo. Le cantine devono suggerire, e il Comitato decidere. Non si può però variare il regolamento o il campo di gara a ogni piè sospinto. A mio parere le regole devono valere per tutta la legislatura e bisognerebbe parlare di eventuali modifiche solo al momento in cui cambia l’assessore allo sport. Quando ero nel Comitato del Palio chiamavano “Il libretto di Mao” il nostro regolamento e per sette anni non lo abbiamo toccato. Per quel che riguarda il campo di gara eviterei di spostarlo dall’attuale posizione, ma farei svolgere la gara al mattino, come voleva l’avv. Uccelli, per migliorare la visibilità degli spettatori. Il problema vero però è che sta diminuendo il tifo rionale e alle regate non si vede più una bandiera. Bisognerebbe trovare un sistema per riaccendere quel fuoco».

Cosa ne pensa di un sistema diverso per decidere su promozione e retrocessione? «Intanto sono contrario all’idea di far diventare due le promozioni e retrocessioni perché troppe cantine dei quattro sono, da un punto di vista economico, estremamente deboli e non tutte reggerebbero poi fra i dieci remi. In quanto ad una promozione e retrocessione che si basino sui punteggi ottenuti nelle varie gare della stagione come la Coppa Dow Italia sono favorevole solo se si deciderà di prendere in considerazione esclusivamente le tre gare maggiori».

Sunto dell’intervista di Alberto Gavazzeni del 2003

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