Cesare Liperini

Un ragazzo di ottant’ anni

La sua memoria è degna di quella di un elefante indiano. O forse africano. Insomma di quegli elefanti che si ricordano tutto e bene. Gli anni non sono più quelli di quando si affannava per organizzare le gare remiere, e fra queste la più prestigiosa, cioè il Palio Marinaro. Ma Cesare Liperini conserva ancora un legame quasi magico, col mondo del remo e con quello delle sezioni nautiche. Ottant’anni da raccontare. Ottanta candeline che Cesare spegnerà nell’ormai vicinissimo mese di Agosto. Parlare con lui, al di là dei compleanni, è soprattutto una buona occasione per fare il pieno di saggezza.

E perché no, anche di ricordi, perché l’uomo in questione di ricordi ne ha davvero tanti. Ricordi che riguardano gli anni ’60, nei quali prese in mano le sorti del Palio Marinaro e riuscì a risollevare in maniere quasi miracolosa, insieme al contributo di altri appassionati del settore, dopo un periodo di pericoloso anonimato, ma anche la nascita della Coppa Risi’atori, che almeno nei primi anni di svolgimento lo ha visto protagonista attivo, da appassionato e da “uomo dell’ambiente”. Ma le storie di cui parla Liperini toccano altri aspetti interessanti e addirittura sconosciuti del mondo remiero livornese, di un mondo che stava ormai entrando nella fase di transizione che poi lo ha condotto ai giorni nostri, giorni caratterizzati da un impegno molto più marcato sul versante della preparazione sportiva, in tutte le sezioni nautiche che partecipano alla stagione remiera.

Liperini però attacca proprio dalla Risi’atori, l’ultima creazione delle gare livornesi. Nei confronti della quale, almeno per i primi anni, ha avuto anche giudizi non teneri, dettati ovviamente dai tempi in cui si cercava di introdurre questa nuova manifestazione remiera: «Non erano teneri perché erano anni diversi. E si capiva che l’unico modo per per sostenere la fatica di una gara del genere era dare avvio ad una preparazione vera, che durasse tutto l’anno, non solo quei due mesi che precedevano il Palio. Credevo, insomma, che questa gara potesse soffocare lo stesso Palio Marinaro. E non ero il solo». Da quei giorni, comunque, sono passati diversi anni. E la Risi’atori è diventata una gara ormai affermata. Un appuntamento fisso dal quale non si può più prescindere, come dice lo stesso Liperini, che di questa regata intende sottolineare importanza e tradizioni: «Se il Palio è la manifestazione più prestigiosa – dice – non si può dimenticare la portata che quest’ultima gara assume, soprattutto in termini di storia della città di Livorno. Questo perché i risi’atori sono esistiti davvero. E aver pensato una gara così significativa è un grande merito per gli organizzatori».

Organizzatori tra i quali il buon Cesare, però, non è mai rientrato. Eppure nelle foto delle prime riunioni del comitato, risalenti alla fine degli anni ’70, c’è anche lo stesso Liperini. Perché? «Perché ero ancora presidente del Palio – risponde – e come tale venivo invitato. Poi, ovviamente, toccava al comitato del Palio dare l’autorizzazione ad utilizzare i gozzi anche per la Risi’atori, che fino a quel momento non c’era mai stata. Non è facile come adesso». Un gesto diventato automatico, vale a dire la fornitura delle imbarcazioni, che sono di proprietà del comitato Palio Marinaro, 17 anni fa era tutt’altro che scontato, insomma. Ma poi tutto si mise a posto. E la gara si è sempre svolta nella massima tranquillità, grazie anche alla cura con la quale gli organizzatori si sono sempre adoperati».

Ma Liperini ricorda anche l’antefatto della Risi’atori. Cioè la gara che si svolse negli anni ’30, con partenza dalla Meloria e arrivo nella Darsena Vecchia, nel cuore del quartiere San Giovanni: «Me lo ricordo bene – dice – perché ero un ragazzino e come anteprima della della gara dei gozzi ci fu quella di nuoto, alla quale presi parte per il mio quartiere, quello di Borgo Cappuccini, il cui nome era scritto perfino sul mio costume da bagno. Arrivai secondo, ma quello che mi ricordo meglio fu lo svolgimento della gara remiera. Erano in due: Borgo Cappuccini e San Giovanni, i rioni più forti dell’epoca, che accettarono di disputare questa sfida. Vinse alla grande il Borgo, che quando entrò in Darsena fu festeggiato dai suoi tanti sostenitori. Una giornata indimenticabile».

Fu, insomma, la prima Coppa Risi’atori. Corsa in condizioni diverse e con barche diverse. Molto più pesanti di quelle che vengono utilizzate oggi. E anche sui gozzi attuali Liperini può dire qualcosa, può regalare una testimonianza autentica, dal momento che fecero la loro comparsa nel 1973, nella gestione del Palio da lui guidata: «Il Palio del 1972 non si era corso proprio perché mancavano i gozzi. L’anno seguente riuscimmo ad acquistarli, con un notevole sforzo di carattere finanziario da parte dell’amministrazione comunale. Otto gozzi a dieci remi, nuovi di zecca, tutti dello stesso colore. Amaranto, il colore della città. Ci fu una inaugurazione in grande stile. E in grande stile fu anche la gara del ’73, con esibizioni di paracadutisti alla Terrazza Mascagni».

Da quell’anno, l’anno delle barche nuove, il Palio ha ripreso a corrersi regolarmente, senza più una interruzione, ma anzi con un crescente successo di pubblico. Barche che adesso hanno sulle spalle 22 anni di gloriosa attività, di fedele servizio alla causa delle manifestazioni remiere, ma che grazie ad un vigoroso lavoro di “maquillage” e di restauro disposto dal comitato del Palio durante l’inverno appena terminato, possono assicurare alle gare remiere (non più solo al Palio, quindi) una dignitosa continuità ancora per diverse stagioni.

Poi ci fu il Palio del ’75, quello disputato nello Scolmatore. Anche di quello si può parlare, per scoprire particolari nuovi,, che vadano oltre le polemiche su vittorie e squalifiche: «Fu eccezionale in quel caso l’impegno e la spinta delle consulte popolari – ricorda Liperini – che di lì a poco sarebbero diventati consigli di quartiere e poi di circoscrizione. Eccezionale perché dopo quattro rinvii noi del comitato decidemmo di considerare il Palio Marinaro 1975 definitivamente saltato. Invece proprio dai rioni venne la voglia di correre, di farlo ugualmente, quel Palio. E così, a settembre, ci ritrovammo tutti sullo Scolmatore dell’Arno, per un’altra incredibile giornata di festa».

Gli ottant’anni di Cesare Liperini, comunque, sono anche occasione per parlare di una persona ancora legatissima al Rione nel quale è nato e nel quale è vissuto. Insieme al Palio ha guidato per anni la squadra di calcio giovanile del quartiere, organizzando le partite livornesi del Torneo Internazionale di Viareggio e garantendo quindi, a tutta la città lo svolgimento di avvenimenti sportivi di alto livello. Ancora prima ha allestito gare di corsa e manifestazioni sportive all’interno del parco di villa Regina, un polmone verde che si estende da Borgo Cappuccini a Borgo San Jacopo, da poche settimane riaperto alla città.

Complimenti per la memoria, dunque, ma non solo. A questo ragazzo di ottant’anni va riconosciuta anche una profonda e costante attenzione verso gli avvenimenti che riguardano tutto il pianeta sport della città. La chiacchierata si chiude con una promessa, quella di farsi vedere ancora una volta sul “campo di battaglia”, cioè sugli scali Novi Lena, all’arrivo della Coppa Risi’atori: “Ci sarò, ci sarò”, assicura Cesare. Non poteva essere altrimenti.

Articolo di Luciano De Majo, scritto nel 1995

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