La storia

La storia della Giostra dell’Antenna procede parallela alla storia della città di Livorno, nel senso che in questa competizione confluiscono cultura e tradizioni in linea con lo stesso sviluppo urbanistico di Livorno.

Le sue origini risalgono a prima della fondazione della città, quando esisteva l’usanza di celebrare grandi eventi con una regata. Fino al XV secolo questa regata, che si svolgeva per solennizzare la festa della Madonna, veniva organizzata e finanziata dal nobile di un rione che, così, acquisiva il diritto di vedere impiantata l’antenna di scalata nelle acque del fosso prospiciente la propria abitazione.

La tradizione della Giostra, ormai consolidata, continuò fino al secolo successivo quando assunse un aspetto meno pacifico divenendo una gara di imbroglioni, di remi e collisioni che si risolveva in veri e propri arrembaggi con solenne scambio di remate (ancora oggi esiste nei regolamenti, quale traccia di quei tempi, una norma che vieta l’abbordaggio tra imbarcazioni).

La fama della Giostra delle barchette varcò i confini di Livorno per tutto il ‘700 e l’800. La regata conobbe alterne vicende, notevole quella del 30 gennaio 1605 fatta disputare fra barche di Galere da guerra per volere di Ferdinando I, nelle acque davanti alla Fortezza Nuova, oggi Scali delle Cantine, per solennizzare l’immissione dell’acqua nei nuovi fossi contornanti le mura cittadine.

La regata lungo le mura si concludeva con l’arrampicata all’antenna, un palo alto dieci metri infisso nelle acque del fosso fra Pontino e Fortezza, dove il “montatore” più veloce a salire lungo quattro corde tese conquistava un drappo rosso. Il 12 gennaio 1612 fu disputata una giostra marinara di fronte alla Fortezza Vecchia in onore del Nunzio pontificio, cardinal Taverna.

Il premio per il vincitore non era costituito solo dal drappo o palio propriamente detto, ma anche da ricchissimi premi fatti preparare dal cardinale: spade, cappelli, calzette, stoffe per fare giubboni.

La Giostra più famosa si svolse il 21 maggio 1766, come riporta Bernardo Pratone ne “Il giornale della città e del porto di Livorno”, che per celebrare l’arrivo del nuovo Granduca Leopoldo e per volere della nazione olandese, fu organizzata una grande “Festa d’acqua” che si svolse nello specchio di mare del porto mediceo.
Per l’occasione tutto intorno alla darsena furono allestite delle tribune che partivano dalla attuale punta dei piloti fino alla darsena del cantiere Orlando. Al centro di questo grande tribuna a forma di semicerchio era stato collocato il palco reale ricco di ogni tipo di decorazione, per chiudere la rada erano state poste una quindicina di grandi navi.

La corsa doveva essere effettuata alle sei del pomeriggio, seguendo un preciso cerimoniale: il Palio veniva esposto sopra l’antenna posta al centro del tratto di mare prospiciente il porto e di fronte al palco reale. Le quattro imbarcazioni ammesse alla Giostra, spinte da otto rematori con a bordo un timoniere ed un montatore, radunate a formare un quadrilatero dovevano remare attorno al bacino tre volte, quella che terminati i giri riusciva con un suo componente dell’equipaggio a salire sull’antenna e a prendere la banderuola aveva vinto la Giostra.

La contesa è illustrata da un bel dipinto di Tommaso Gherardini esposto nella sala consiliare del Comune di Livorno, ripreso da un’incisione di Giuseppe Maria Terreni. Giuseppe Aubert nel suo diario del soggiorno di Pietro Leopoldo e Maria Luisa di Borbone annota: “Era considerabile il popolo accorso su’palchi e sulle navi e sopra una quantità di navicelli e barchette, che non fu possibile di numerare; e ciò compiva tutto il bello dello spettacolo”.

Tra il sette e ottocento la gara si disputava quasi sempre in acque interne, di preferenza l’8 settembre, in un tratto del Fosso Reale su cui si affacciava il palazzo del negoziante che di volta in volta finanziava l’evento sportivo. Va ricordato però che la Giostra dell’epoca era molto diversa da quella contemporanea. Allora, le imbarcazioni in gara erano solo quattro – una gialla, una rossa, una verde e una celeste – il campo di regata non era in mare aperto ed era prevista ancora l’antenna, il palo piantato in acqua su cui doveva arrampicarsi un membro dell’equipaggio, il “montatore”.

Questo tipo di competizione continuò a essere gareggiato con una certa regolarità nelle acque del quartiere della Venezia fino al 1867, eccezion fatta per le interruzioni causate da guerre ed epidemie, finché un incidente a un “montatore” non ne segnò l’abolizione. Ma, dopo quasi 150 di assenza, nel 2005 si è deciso di riportare in vita la Giostra dell’Antenna, con una formula nuova.

Prima della riforma del remo, infatti, accedevano alla regata i primi 4 armi classificatisi al Palio Marinaro, sia a 10 che a 4 remi. Adesso, invece, vi gareggiano tutti, con due batterie a eliminazione e una finale con i primi 2 armi classificati di ciascuna. L’attuale Giostra nasce infatti dalla fusione di due gare identiche: il Palio dell’Antenna, che si disputava tra fine luglio e inizio agosto, e la Coppa Santa Giulia.  Dal 2015 la Coppa Santa Giulia e il Palio dell’Antenna si sono uniti e sono diventati un’unica gara, chiamata Giostra dell’Antenna Palio di Santa Giulia.

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