Otello Chelli

Rione Venezia

Rioni

Venezia

Cantore della sua Venezia e del Palio Marinaro

Otello Chelli nasce nella sua Venezia il 25 marzo 1933 alla Tura e più precisamente al pian terreno N°17 del “Casamentone”, così chiamavano i veneziani il palazzo sul viale Caprera, dove adesso c’è un pratino dirimpetto alla chiesa di San Ferdinando, raso al suolo dalle impietose bombe alleate il 28 maggio 1943. Il rione, i fossi, i navicelli e le storiche strade del quartiere, furono il suo “regno incantato”, come ama definire Otello quel luogo a lui caro. La sua adolescenza la passa in pieno regime fascista in un quartiere lasciato solo a se stesso, una città dentro la città dove la povertà, anche se dignitosa, la fa da padrona. Inevitabilmente scoppia la guerra e Otello rimane per qualche anno sfollato al Gabbro.

Al suo rientro in Venezia vede il suo “regno incantato” completamente distrutto, irriconoscibile. Poco tempo dopo trova alloggio, assieme alla famiglia, in una baracca della Fortezza Nuova dove vi abita per qualche anno. Scrive su: “Livorno. Baracche e baraccati in Fortezza Nuova”: un nostro filmato-fotografico su You-Tube: «Le baracche d’estate erano veri forni mentre l’inverno si trasformavano in freezer. La polizia in fortezza era di casa, ma spesso inutilmente, perché infondo la maggioranza degli abitanti era formata da famiglie perbene. Un fatto straordinario accadde nei primi tempi di esistenza nel “villaggio”: un giorno dei ragazzini, in animo di esploratori, penetrarono in un grosso tunnel e vi trovarono una vera piramide di materiale che negli anni di Livorno X Porto, era la manna della Babilonia labronica. C’era di tutto, dai pezzi di macchina ai trasformatori, a vestiario e, splendida sorpresa, una immensa catasta di scatolette con ogni ben di Dio e quei giorni furono mangiate colossali. Qualche banda aveva trafugato alcune decine di camion di materiale USA e li aveva depositati in quel sotterraneo, dimenticandosene».

Giornalista e scrittore, Otello viene considerato, da molti, il cantore della Livorno popolare che fu, specialmente della sua Venezia. Ricorda il passato con grandissima nostalgia, un passato che non tornerà mai più ma che è orgoglioso e fiero di averlo vissuto. All’età di 16 anni, si iscrive al PCI e diviene segretario della più grande e popolare sezione di Livorno: quella di Shangay. Viene eletto dai suoi colleghi di lavoro, i lavoratori dell’ATAM, segretario del sindacato d’azienda, un ruolo che ricopre per ben 14 anni. Dal 2004 al 2009 è Consigliere Comunale eletto nelle liste di Rifondazione Comunista.

E’ autore di alcuni volumi di cultura popolare tra cui spiccano: La Stirpe di Morgiano, dove racconta la sua infanzia nello storico quartiere di Venezia e Sinagoga, una storia d’amore fra un giornalista palestinese e una danarosa ragazza ebrea. L’ultima sua fatica è “Rizio: un’intrecciato racconto d’amore fra una donna sposata, esponente della Democrazia Cristiana e Rizio Morgiano un rappresentante del PCI”. Otello Chelli ha ancora nel suo cassetto ben 20 romanzi da pubblicare oltre a circa 40 racconti nonché decine di poesie.

Il nostro personaggio ha anche scritto, per circa vent’anni, le cronache del Palio Marinaro sul quotidiano Il Tirreno. Prima delle gare lo vedevi con il suo motorino andare di cantina in cantina a fare interviste, raccogliere informazioni oppure le tante polemiche, che hanno caratterizzato il Palio da quasi sempre, che puntualmente riportava sul quotidiano più letto della città. Ma il suo pezzo forte era la cronaca della corsa che si leggeva il giorno dopo.

Ecco cosa ha scritto esclusivamente per il nostro Archivio: «Credo di avere scritto di gare remiere per una ventina d’anni, più o meno. Di aneddoti credo di averli scritti tutti sulla storia veneziana. Ma ricordo il Palio del 1992. Onde altissime, mare davvero in burrasca, vento teso. Mi trovavo sulla “torretta” insieme a Vezio Benetti, allora assessore, gli altri dirigenti del Palio e Gino Corradi che all’epoca era a capo dell’organizzazione. C’era la voglia matta di sospendere il tutto per paura che accadesse qualcosa di brutto a gozzi e ciurme, ma prima che si decidesse in tal modo, Gino accese il walkie talkie e disse perennemente: “ Date il via” e il Palio prese il via».

«Fu uno spettacolo degno del migliore “Arrisi’o”, i gozzi scomparivano alla vista degli spettatori e quando comparivano a galla sembravano in preda al “ballo di San Vito”. Fu un Palio Marinaro da tregenda, ma lo spettacolo, semplicemente indimenticabile, per i veri amanti del mare e degno dei migliori “Arrisi’atori”. Vinse un grande l’Ovo Sodo e la coppa di quell’anno dovrebbe stare sul punto più alto dei trofei, perché quella fu una gara degna di imprese impossibili e a vincere furono davvero i più forti. Al secondo posto il Pontino, al terzo il Salviano… il Venezia aveva cambiato mezzo equipaggio e non poteva fare meglio».

Articolo di Carlo Braccini e Ilidia Sartini 18/03/2017

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